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Le bidonville fanno parte di Rio dall' inizio del secolo, quando le truppe federali smobilitate dopo aver domato una rivolta nel Nordeste si riversarono a Rio dove costruirono delle baracche su una collina vicino al centro. Chiamarono la loro comunità favelas, dal luogo dove accampavano nei combattimenti a Bahia. Da allora tutte le bidonville brasiliane si sono chiamate favelas, sviIuppandosi in continuazione, assumendo a volte dimensioni spaventose Secondo il governo a Rio ci sono 480 favelas, con una popolazione stimata di un milione di persone (oltre alla popolazione ufficiale di 5,6 milioni) che aumenta del 5% all'anno, il doppio di quello della città. Da prima confinate nell' area del centro, le favelas iniziarono ad estendersi contemporaneamente allo sviluppo urbano, occupando le montagne dietro a Copacabana e spostandosi poi verso Ipanema, sempre seguendo il movimento verso sud dei cantieri edili e delle opportunità di lavoro. Se quelle sui pendii delle montagne sono le più vistose, con i colori delle baracche a creare un bizzarro e affascinante mosaico in mezzo al grigio della pietra e al verde della foresta, negli ultimi anni le favelas si sono sviluppate anche verso le pianure dei sobborghi settentrionali e meridionali di Rio. La loro esistenza è la dimostrazione tangibile delle pressioni applicate dallo sviluppo demografico su una città in cui la topografia limita drasticamente l'espansione fisica. Sin dai tempi della colonizzazione, gli abitanti di Rio hanno scelto di vivere sul mare tenendo le montagne alle spalle, una scelta esteticamente corretta che ha fatto di Rio una città con confini precisi tra classi sociali, ma che costituisce anche l'incubo degli urbanisti per lo sviluppo. Con l'aumento incontrollato del valore dei pochi terreni vicini alla spiaggia e agli uffici del centro, i poveri sono stati costretti a spostarsi sempre più lontano, aumentando i tempi e i costi per raggiungere il lavoro. La soluzione ad entrambi questi problemi è venuta dalla favela.
Rocinha In nessun altro luogo questo processo è stato tanto evidente come nellafavela di Rocinha, a Rio, la più grande del Brasile e forse dell'America latina. In questa estensione brulicante di stretti vicoli e di viuzze vivono più di 60.000 persone (alcuni calcolano che in realtà siano il doppio), la maggior parte in case di mattoni improvvisate e baracche ammassate l'una all'altra. Rocinha iniziò a svilupparsi negli anni 40 quando un gruppo di abusivi si impossessò di alcuni terreni. Negli anni Sessanta questa favela era diventata una caratteristica di Rio, nonostante le sue dimensioni fossero ancora ridotte. Dopo, ha subito una vera esplosione demografica, a partire dal boom edilizio del vicino quartiere di Barra da Tijuca. Recentemente ha assorbito gli immigrati provenienti dalle baraccopoli settentrionali della città, che cercavano di avvicinarsi ai luoghi di lavoro, oltre a quelli di altre favelas affollate del sud. Distesa lungo un pendio della montagna, oggi Rocinha è una città dentro la città, con vista su hotel a cinque stelle, su condomini di lusso e su un campo da golf... i suoi vicini forzati di Sào Conrado. Questa è la favela più urbanizzata di Rio; è servita dall'elettricità e si calcola che circa la metà dei suoi abitanti abbia almeno l'acqua corrente. Per essere una bidonville, ha anche un commercio interno piuttosto prospero: negozi di abbigliamento, drogherie, bar, tavole calde, empori, macellerie, panifici e persino la filiale di una banca, e tutti questi con posti di lavoro per i favelados (la legge garantisce la proprietà agli abusivi dopo cinque anni di occupazione, ma in realtà solo pochi dei proprietari di Rocinha sono stati legalizzati, anche se oggi le dimensioni della bidonville rendono impensabile uno sgombero). Tra l'altro Rocinha fornisce portieri, operai addetti alla manutenzione e altri lavoratori agli hotel e ai condomini di Sào Conrado, oltre che manodopera a basso costo. Recentemente poi,è diventata un centro redditizio per lo spaccio di stupefacenti. specialmente cocaina e marijuana. Per l'immediato futuro non si intravede alcuna possibilità di cambiamenti significativi nelle contraddizioni sociali del paese. Trasferirsi dal Brasile dei poveri a quello dei ricchi è praticamente impossibile e coloro che sono nelle posizioni al vertice sicuramente non rinunceranno ai loro privilegi.
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